Il Mandorlo

 

Inerme e fermo, come tutti sono,

nascere ho visto,  quelli che accanto stanno,

solo la luna, la notte compagnia mi fece,

come il dì, solo il sole ed il suo calore.

Da sempre ho sfoggiato il mio mantello,

di un bianco che solo Dio seppe d’armi.

Abbracciato da anni con la vite sono stato;

con gli altri solo la chioma si toccò.

Mai male di nessuno noi parlammo,

mai male a nessuno noi facemmo

di odori e di colore gli orti riempimmo,

dalla   pancia mia   frutti vi ho sempre dato

fertile come una mamma io son stato.

Ma un giorno tu arrivasti, e come Nerone con Roma fece

 

dalle fiamme dal  fuoco tuo,  cenere diventammo. 


La Maschera

Seta pura la pelle tua,
rosa come del loto il suo colore;
petali di rosa rossa le labbra tue,
azzurri come il ciel sereno gli occhi tuoi;
sode come il melo del mio giardino i seni tuoi,
dolce come la reale pappa la bocca tua; 
inebriante come il novello vino il tuo sapore,
creatura dalla soave voce tu sei;
tu,maldestra puledra, inesperta nell’amore,
così fu che il sangue mio,
prese a pulsare ancora più forte, 
avvampando sotto questa maschera, la faccia mia.

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Non Posso

Vorrei dirti tanti auguri, ma non posso

riscaldarti  con i miei baci, ma non posso

abbracciarti  come non ho mai fatto, ma non posso

coccolarti come fossi un bambino, ma non posso

sedermi accanto per sentire i tuoi racconti, ma non posso

chiederti di perdonarmi, ma non posso

sentirti come una volta cantare, ma non posso

mi piacerebbe dire una parola sola; Auguri papà.

 

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L'ultimo brindisi

Scavate la fossa, amici miei, scavatela;

perché   fra poco io  vi lascio.

Brindiamo ancora come una volta e poi ancora,

inebriare  la mente io vorrei.

Non guardatemi   con occhi compassionevoli

il mio corpo macilento e scarno,

fate  come sempre, come sempre brindiamo,

con il rosso succo della vite storta.

A voi tutti vi auguro di brindare molti lustri ancora,

perché  da lassù, io con voi brinderò.

Dimenticavo, di fiori non ricoprite la mia lapide,

solo  una scritta io vorrei, la vita è bella.

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CREDIMI

Il tempo   non ha ancora spento la bellezza tua,

residui di passata giovinezza ancora restano,

ancora restano  ineguagliabile  grazia e dolcezza.

Ancora bere voglio alla tua fonte,

per soddisfare  dell’anima mia, l’ardente sete

Credimi, dolce è il bacio tuo, come miele appena raccolto,

viviamo ancora  il breve tempo della letizia,

baciami ancora e poi ancora,  finchè  morte non ci separi.

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AMAMI
Amami ancora, abbracciami forte,

come se fosse l’ultimo.

Baciami, ancora e poi ancora,

lascia il tuo profumo sulla pelle mia nuda,
lascia che io beva il nettare dalle coppe tue

come il poppante bimbo dalla madre sua.
Stringimi ancora, e poi ancora,
come il pitone fa con la sua preda,
divorami e saziati del mio amore
come io sazio sarò del tuo.

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Lei è morta
Pensava che l’amore fosse eterno,

aveva torto.
Non  serve più la luna, nemmeno le stelle,
il cielo azzurro, l’acqua chiara,
non servono più i palloncini bianchi, 
l’applauso dei partecipanti.
Avanti il feretro, si accostino i dolenti,

Lei è morta.

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Torno a casa mia


Torno a casa mia,

quando il sole va a dormire,
quando più non sento il soffio del maestrale,
quando il canto dell’usignolo più non sento,
torno a casa mia;
fra le serpeggianti vie,
orlate di opunzie e fichi d’india

torna a casa mia.
Quando torno fra le  braccia della madre mia,
fra le carezze del padre mio,
torno a casa mia.
Quando ogni volta il pensiero mio vola da mio figlio,

torno a casa mia,
quando ogni volta che il giorno muore

torno a casa mia.

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NON RAMMENTO
Son brutto e puzzolento,
anni sono che non mi specchio,

non più ricordo la mia faccia.
Vivo una vita che non ho scelto,
non rammento d’aver mai pensato,
che il giardino diventasse il mio salotto,
la panchina di legno marcio il mio lettino,
la pallida e bianca luna la mia bajur,
un cartone la mia copertà.
Quanti anni or sono…..
non ricordo se ho mai avuto una famiglia,
mai nessuno mi chiamò papà
nessuno mi chiama più per nome.
Per tutti, io nessuno son diventato.

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VOLO
Morto son da tempo,

sepolto   da parecchi lustri or sono;
tanti erano i sogni miei, 
uccisi dalla matrigna vita,
polvere già sono e da molto tempo,
il cuore da una parte, la testa dall’altra. 
Adesso vado dove mi porta il vento, 
veloce corro, quando più forte soffia;
attraverso montagne e boschi, 
accarezzo la salata acqua dal mare, 
la sabbia calda del deserto.
A volte mi capita di volare alto,

alto da vedere l’uomo un’insignificante essere del creato.

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Pianto
Amo questo posto dove tu sepolto sei,

fra ceri che illuminano quando il cielo si scolora,
fra antichi cipressi e tumuli senza nome, 
fra pietre che sentirono le gride di mille madri,
il silenzioso pianto di mille padri.
Passo e ripasso fra i vicoli stretti di questo sacro luogo,
tutto tace, solo il canto dei passi miei sento,
Ecco sopraggiunta la sera, tutto si colora di nero 
tutto diventa lugubre e sinistro,
ancora, ancora e poi ancora ti accarezzo come sempre,

da quattro lustri.

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Dolce
Dolce, infinitamente dolce sono,
le architetture dei pensieri nostri,
dolce come la luce di ogni luna nuova.
Noi che nella vita ci soffermiamo su ogni punto,
come l’astrologo su ogni stella.
Altro esser non voglio che la notturna farfalla,
camminar con te sotto la calda luce della luna.
Uomo io, convinto d’ attraversare questa vita senza amore,
poi arrivasti tu graffiando con dolcezza l’anima mia,
facendo della vita mia, sogno nel sogno.
Amo con te andare a spasso sotto questo cielo,
sotto la luce calda della luna,
ma ecco l’acerrimo mio nemico appena alzato, il sole;
con lui svanisce il nostro sogno, sazio, infinitamente sazio del nostro amore.

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Giulia
Danza ancora, bella Giulia, 
danza fra le braccia e brache di uomini ben pensanti,
fai goder loro delle bellezze tue.
Danzare farai ancora il corpo tuo,

sul sudato e puzzolente corpo del tuo violentatore,
di uomini che non hanno mai saputo amare,
ahimè mai stati amati.
Porco che per un’istante godi, per sempre,
la vita della bella Giulia rovini.

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Ricordati di me
Non piangere sulla tomba mia:

io qui non sono.
Non dormo, neppure sogno,

non sono più.
Sono solo un ricordo,

un dolce ricordo.

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INSIEME
Siediti con me ai bordi del nuovo giorno, 
guardiamo insieme il miracolo del sole, 
del sole, il caldo delle stagioni. 
Siediti con me ai bordi della notte, 
guardiamo insieme il miracolo della notte, 
della notte, il scintillio delle stelle.
Siediti con me ai bordi del torrente, 
per noi canteranno le acque tumultuose,
dell’acqua insieme ci disseteremo.
Siediti con me ai bordi del bosco,
per noi canterà, il vento,
quel vento, che spazzerà via, il mio, ed il pensiero tuo.
Siediti con me ai bordi del silenzio, 
ascolta, ascolta, 
attentamente ascolta, più di prima Dio ci parlerà ancora.

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Giugno
Dal sonno son stato abbandonato,
sveglio nel bel mezzo della notte,

così che dal balcone mi affacciai,
a fumar ancora un’altra sigaretta.
Sopra il capo mio, il cielo stellato,
lo stesso che copriva il capo del padre mio
cinquant’anni prima,

era di Giugno del mio anno di nascita.
Pensavo a quel cielo che coprì degli avi il capo,
a lor pensavo col fucile in mano a respinger dalle terre nostre l’invasore.

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NESSUNO
Andai lì dove finisce la terra,
poi dove finiscono le acque,
poi ancora dove finiscono le stelle, 
non trovai nessuno,
nemmeno un’ amico.

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A mio figlio
Bevesti latte di cui il sapor ignoravi, 
ascoltando sconosciute musiche,
era lo sconosciuto amore ricco di due genitori. 
Sogno. Sogno perché altro non sei che un bimbo in viaggio,
lontano dalla ferma terra.
La bocca mia muta sarà, un canto senza musica il mio.
Perdonaci se solo di amor ti abbiam parlato.

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AMO
Amo del mio giardino, le malate rose,
l’autunno delle quattro stagioni.
Amo i verdi campi, di rugiada ricoperti;
amo il deluso come pure l’invalido,
amo il credente come l’ateo,
amo chi sorride e gioca,
Amo la cosa più giusta dell’eterno oblio,
la morte.

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8 Febbraio
Io ti chiesi perchè i tuoi occhi 
si soffermano nei miei,
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.
Mi hai guardato a lungo
Come si saggio un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, e con gentilezza 
ti amo immensamente.

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Notte
Notte, nera come la morte tu sei.
Signora di mille passioni
come la madre mia tu sei,
nel cantarmi la ninna nanna.
Abbracciami dolcemente
come fossi un bambino, portami lontano,
si lontano nel buio eterno;
portami dal mio papà.

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GLI INVISIBILI
Nella buia e fredda notte cercano un pò d'affetto
mani gelide senza un tetto.

Vagano nascosti tra la gente che pare 
non accorgersi di niente.

Addosso stracci penzolanti
e scarpe troppo grandi.

Occhi stanchi guardano la vita passargli davanti,
rassegnati a ricevere solo avanzi....

Invocano e pregano il loro Dio affinchè  
venga a portarli via.

Ricchi benestanti guardano e passano avanti.

Piccole mano bianche
stringono mani nere e stanche.

Accarezzano i visi tristi di giorni
felici, mai visti.

Ascoltano storie di vite differenti,
di giornate normali e felici momenti,
cancellati da tristi eventi.

Ricevono un malinconico
sorriso che gli pulisce il viso.

Piccoli uomini non passano avanti,

urlano al mondo:
“Fermatevi un momento uomini indifferenti!!!”

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Sempre con te
Son cresciuto come un randagio cane,
una strana storia la vita mia.
Un essere distratto dal mio stesso io,
un burattino senza identità.
Elemosinante di consensi altrui
per paura di sbagliar da solo.
Ma un bel giorno arrivasti tu,
con la pazienza solo di chi ama,
mi hai visto diventare padre 
del mio unico figlio.
Ora, amore mio, voglio camminare insieme con te 
per i sentieri inesplorati della vita ,
cresceremo ogni giorno un po’ di più
in quello che sarà e non sarà.

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Madre mia
Per ogni istante 
che lentamente scorre
regalami un sorriso.
Per ogni triste momento
stammi accanto, cullami ancora come una volta.
Per ogni caduta non esitare, prendimi fra le tue braccia 
e donami un guizzo di forza.
Ogni secondo ricordami di me,

perché con immenso amore io ti ricorderò.

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I DIMENTICATI
Il freddo portato dalla neve caduta.

In silenzio tutto s’imbianca.

Siamo tutti coperti da un manto gelido.

Gli uccelli fuggono per le vie.

I camini emanano fumi neri.

Per le strade delle grandi città cartoni sparsi di qua e di là.

Dai cartoni timidi fiati e mani gelate.

Vite lasciate nel freddo.

Tutti passano e sembrano non vedere.

Chi cerca conforto e chi un pasto caldo.

Piccoli bimbi offrono dolci.

Grandi e sporche mani accolgono dolci.

Silenzio nella notte.

E’ giorno e tutto risplende di bianco.

Nessuno più si cura delle sporche mani.

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Amore
L’amore. E’ qualcosa che non puoi raccontare,

non ha forma ne geometrie.
L’amore, il mio, altro non è 
che un sogno, che si perpetua nel tempo, 
con la dolcezza spietata che solo i sogni sanno dare.
L’amore è amore, se dura sempre.

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Risveglio

Danza la farfalla al ritmo dello spassoso vento

tra fiori di colore accesso, si posa, è ferma.

Le ali più non battono, tutto riposa anche il vento,

quel vento che d’un tratto soffia e più di prima,

l’acceso fiore torna a danzare come pure la farfalla,

 

di nuovo comprendo il risveglio di sensi assopiti.

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